Senegal tour : 3 Luoghi da non perdere

Isola di Goréè

Il giorno dopo la festa Tabaski, decido di iniziare il mio itinerario dall’isola di Gorèe, che si trova solo a 3 km a largo di  Dakar.

Per raggiungere l’isola c’è una barca organizzata ad hoc per i turisti che fa il tratto tantissime volte al giorno. Raggiungo il porto con un taxi tipico, dopo una breve contrattazione mi accordo per circa 4 euro e salgo in macchina.

Consiglio: cercate di contrattare il più possibile. Siamo Toubab (bianchi/europei), è normale che cerchino in ogni modo di tirare su il prezzo.

Arrivo al porto, prendo la barca e in 30 minuti raggiungo l’isola. Il viaggio è molto piacevole, la barca è abbastanza moderna e ci sono posti a sedere sufficienti.

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Quest’isola è stata proclamata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1978, è un vulcano inattivo quindi il suo paesaggio è caratterizzato da una nera roccia vulcanica.

Appena arrivo, approdo in una pacifica isoletta colorata, con bambini che giocano sulla spiaggia e numerosi turisti che gustano del pesce fresco nei ristorantini locali. Ma in realtà la storia di questo luogo è ben più triste: l’isola veniva infatti utilizzata per la tratta degli schiavi e sono tanti i richiami a quel periodo mentre passeggio per le vie interne.

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Oggi sull’isola c’è ancora l’atmosfera coloniale, non ci sono macchine e le case sono coloratissime, principalmente di rosso e di giallo. C’è una piccola moschea, ma c’è anche una chiesa Cattolica, a dimostrazione che questo popolo è in pace ed in grado di convivere con persone di diversa religione.

Faccio un giro alla casa degli schiavi, l’ambiente è freddo, silenzioso, viene naturale abbassare il tono della voce in segno di rispetto per tutti coloro che sono passati da qui.

Rifletto, respiro ed esco, continuando a girare per le vie strettissime dell’isola. Ci sono tantissime bancarelle, si può comprare di tutto, dalle collane, alle statue ai quadri. Ed è proprio un particolare artista che richiama la mia attenzione: lascia cadere la sabbia su una rettangolo di legno, dando vita a dipinti unici e caratteristici. Decido di comprarne uno ed ho già un’idea di dove metterlo al mio rientro a casa.

Lo stomaco inizia a brontolare e decido di fermarmi in un piccolo bar sul mare; qui conosco un ragazzo locale che si mantiene facendo la guida turistica. Non ha nessun permesso di farlo, ma è nato e cresciuto qui, conosce questo luogo come le sue tasche. Avvicina le persone, racconta loro tutta la storia e alla fine si fa pagare.

Pranzo con lui del riso senegalese con verdure (si mangia con 5/6 euro) e rubo qualche informazione per la mia prossima tappa, il lago rosa!

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Dopo una breve siesta sulla spiaggia riprendo la barca e torno a Dakar.

Arrivata a “casa”, mi fermo a chiacchierare con gli altri clienti della guest house, decidiamo di mangiare insieme e parliamo di viaggi per tutta la sera.

Sono felice.

Lac Rose

Il lago rosa lo conoscevo come tappa d’arrivo della gara Parigi-Dakar ed in effetti è proprio questo che l’ha reso famoso.

Mi accordo con il ragazzo che mi ha accompagnata ieri al porto di Dakar e con circa 10 euro lo convinco a portarmi a 30 km dalla città.

Al mio arrivo noto il paesaggio diverso, qui non ci sono case ma capanne. Mi sono lasciata alle spalle la città, la capitale, e basta spostarsi poco per entrare in contatto con realtà più povere e isolate.

Arrivata a destinazione, mi precipito subito verso il lago e non riesco a credere ai miei occhi: è proprio rosa e davanti ci sono delle enormi montagne di sale.

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Infatti questo lago è anche conosciuto per il suo alto contenuto di sale, se ne riesce a ricavare parecchio e sono tante le donne e gli uomini che ogni giorno ci lavorano.

Alcuni ragazzi locali mi spiegano che il colore dell’acqua è dato da un’alga che ha il pigmento rosso ed è da qui che nasce il colore rosa. Poi mi dicono che poco più in la c’è la possibilità di affittare un quad e una guida, per fare lo stesso percorso della famosa gara di rally.

Vi consiglio vivamente di fare anche questa esperienza: pensavo sarei rimasta delusa perchè appena arrivata al noleggio era tutto troppo turistico e mi aspettavo un percorso finto e di breve durata.

In realtà mi sbagliavo: iniziamo il tour in questo “semi-deserto” e anche se ci provo in ogni modo, dopo appena 10 minuti perdo l’orientamento e non so più dove sono. Ora capisco l’importanza della guida! La gita è divertente, il quad fa su e giù per le dune e attraversa piccoli villaggi in mezzo al nulla.

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Dopo più di mezz’ora accade una cosa che non mi sarei mai aspettata: eravamo circondati da sabbia, non vedevo altro. Ma all’improvviso, dopo una duna, ecco che scorgo l’oceano. Non l’avevo mai visto, l’emozione è tanta e inaspettata, scende una lacrima. Un panorama magnifico che accompagna il senso di libertà che in questo momento provo.

Ci fermiamo, facciamo qualche foto e torniamo alla base. Questa tratto in quad è stato una delle esperienze più belle che mai avrei pensato di fare.

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Touba

Io e Touba abbiamo uno strano rapporto, non ero sicura di andarci fino all’ultimo momento, poi ho pensato che nel bene e nel male valeva la pena vederla.

Stiamo parlando della città più integralista del Senegal, caotica e calda, caldissima.

Mi aspetta un viaggio di tre ore e mezzo dentro una macchina anni settanta, siamo in 7 comprese le valigie e no, non siamo per niente comodi.

Questa è la soluzione più comoda che ho trovato stamattina, quindi pago l’autista (30 euro) e mi metto in viaggio.

Sono l’unica turista, quindi non partecipo molto alla conversazione. Parlano tutti tra di loro e a mala pena capiscono l’inglese.

Decido dunque di godermi il paesaggio: quanta natura, tratti verdi si alternano a zone aride, il cielo è limpido, le strade non sono affollate e Touba è sempre più vicina.

Mi preparo all’arrivo vestendo un tipico abito senegalese lungo con il velo (in questa città le donne non possono portare i pantaloni e devono obbligatoriamente coprire il capo).

Come immaginavo la città non mi fa impazzire, troppo caotica e integralista, il Senegal da cui vengo io è molto diverso.

Ma c’è una cosa che voglio vedere ed è il motivo per cui sono voluta arrivare fin qui, la famosissima Moschea.

Famosa perchè, ogni anno in questa città santa, si celebra il Magal, un evento religioso che riunisce milioni di fedeli provenienti da tutto il mondo.

Dopo il pellegrinaggio alla mecca, Touba è al secondo posto al mondo per numero di presenze, dove ogni anno i fedeli raggiungono quota 3-4 milioni.

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Una volta entrata ho capito che ci sono cose nella vita che vanno viste almeno una volta e questo magnifico monumento era una di queste.

Dopo un breve giro per la città torno alla stazione dei pullman (100m dalla moschea) per organizzare il mio viaggio di ritorno, che sarà più comodo e in dolce compagnia.

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2 thoughts on “Senegal tour : 3 Luoghi da non perdere

  1. ciao sto per partire per il senegal, ho organizzato il viaggio tramite una onlus che si occupa di turismo responsabile. Prima di partire leggo sempre qualcosa del posto in cui vado , sai per caso consigliarmi qualche autore senegalese? Qualcosa da leggere per entrare già nello spirito del luogo?
    Grazie mille

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    • Ciao Francesca devi scusarmi per il ritardo immenso. Ho letto solo ora il tuo commento… purtroppo non avrei comunque saputo consigliarti qualche autore. Com’è andato il viaggio?

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