Tabaski: religione e tradizione per un evento simbolo del Senegal

Finalmente è arrivato il momento di esplorare questa terra.

Mi trovo a Yoffe Layenne, un paese che fa parte del dipartimento di Dakar, la capitale.

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Inizio a girare per le strade, il paese è costruito solo per metà, c’è trambusto intorno, è un giorno importante per tutti, anche se ancora non riesco a capire cosa avverrà.

Incontro Gianpaolo che mi spiega che il Tabaski è il giorno in cui si ricorda il sacrifico ordinato da Dio ad Abramo.

Il sacrificio rituale che si pratica nel corso della festività ricorda il sacrificio sostitutivo effettuato con un montone da Abramo, del tutto obbediente al disposto divino di sacrificargli il figlio Ismaele,prima di venire fermato dall’angelo. È quindi per eccellenza la festa della fede e della totale e indiscussa sottomissione a Dio.

Ora mi spiego perchè ci sono cosi tanti montoni per le strade che stanno per essere venduti e poi uccisi. La cosa non mi piace per niente ma capisco il significato e provo a non pensarci. Continuo a camminare e arrivo quasi vicino al mare dove mi imbatto in una processione di persone tutte vestite di bianco che vanno verso la spiaggia.

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Mi spiegano che a Yoff è usanza vestirsi di bianco durante questa ricorrenza e in effetti non potevo vestirmi in modo migliore, sono perfettamente in linea con la tradizione!

Proseguo con loro e arrivo alla moschea sul mare. Un’energia mai provata prima mi avvolge, la fede con la quale tutti pregano mi affascina, è un giorno di festa: passano motorini con intere famiglie sopra, bambini e bambine vestite con i loro più bei vestiti, si prega, si canta, sono tutti felici.

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Resto in disparte e mi godo il momento. Il Muezzin diffonde le sue parole dall’altoparlante e centinaia di persone inginocchiate sulla spiaggia ripetono in preghiera. Non avevo mai visto niente di simile, ma è tutto magico, emozionante.

Dopo aver scattato un po’ di foto torno verso casa e mi preparo per passare la giornata del Tabaski come una vera local, in una famiglia Senegalese nel centro di Dakar.

Si tratta della famiglia della moglie di Gianpaolo; sono curiosa ma anche un po’ spaventata, il rito del sacrificio verrà fatto davanti a tutti ed io vorrei risparmiarmi la scena.

Arrivo in questa casa grande, su più piani, con stanze enormi e abbastanza arredate.

Sono in una famiglia che sta bene, che non deve fare i conti con la povertà assoluta. Lo capisco da quanti montoni decidono di uccidere, più ne compri più sei ricco.

Ci posizioniamo in terrazza, fa molto caldo e un po’ di venticello può solo farci bene.

Per evitare di assistere al momento cardine della giornata, inizio ad aiutare le donne a tagliare le cipolle, condimento obbligatorio nei loro piatti speziati e saporiti.

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La giornata ruota intorno alla cottura dell’animale, tant’è che prima di mangiare passeranno almeno 4 ore.

Nel frattempo osservo la famiglia, ci sono tre generazioni su questa terrazza eppure non riesco a dare un’età ai più anziani, devo dire che invecchiano molto meno di noi!

Sono tutti molto uniti, i bambini più grandi aiutano a tagliare la carne, quelli più piccoli stanno con le mamme: non li ho mai sentiti fiatare per tutto il giorno. Eppure i “nostri” neonati piangono, si lamentano. Niente, la pace e la tranquillità sono lo sfondo dei loro occhi. Hanno poco, ma quello che hanno basta.

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La giornata termina con i bambini più grandi che vanno a prepararsi per un’altra processione. Le bambine sono un esplosione di bellezza e colore, non vedono l’ora di andare a mostrare il loro abito più bello.

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E’ stata una giornata ricca di emozioni, stare in una famiglia locale è stato affascinante e mi ha permesso di vivere realtà che rimarranno per sempre indelebili nella mia mente.

Torno alla guest house, sono stanca ma mi fermo nella hall a parlare con Pago, un anziano giornalista spagnolo che gira l’Africa e il mondo interno per scrivere reportage. Mi perdo nei suoi racconti, riesce a spiegare così bene i dettagli che quasi mi sembra di vedere i luoghi da lui descritti. Ci scambiamo i contatti, lo saluto e rientro in camera.

Da domani saluterò Gianpaolo per iniziare il mio vero itinerario.

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